Diario di Viaggio di Livia Aureliana
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Diario di Viaggio di Livia Aureliana
dal Diario di Livia Aureliana
1 Ottobre
Kalendis Octobrius,
1230 aUc
Sono giunta in Britannia celermente, come mi è stato ordinato. La chiamata alla Cohors è stata da me attesa in con misto di curiosità e agitazione.
Il viaggio è trascorso in assenza di accadimenti particolari, se non la mia ritrosità a prestare parola agli stranieri che di tanto in tanto hanno affiancato la nostra marcia.
L’accampamento, alla quinta hora, mi è sembrato organizzato e provvisto di ciò che è necessario ad un dislocamento romano di questo genere.
Il Tribuno Rocco Tiberio mi è sembrato un uomo a cui premesse più informarci velocemente e chiaramente possibile su ciò cui eravamo stati assegnati che perdersi in inutili giri di parole.
Maggiori informazioni ci sono state fornite, in seguito, dal Capo augure Aulo Terenzio. Tre altri cittadini dell’Impero sono stati assegnati a questa missione: Vulgario il Germanico, capitano del nostro manipolo, Detho, un armeno dai modi scostanti e Uriel una bretone nata romana.
E’ nostro compito accertarci di una particolare forma energetica presente all’interno di un territorio poco conosciuto dalle nostre fonti. Gli auguri ne hanno rilevato la presenza mesi orsono ma, escluso il fatto che questa possa essere collegabile alla presenza del Sacro Ancile, rimangono molti dubbi sulla sua origine.
Sebbene non tutti i miei compagni ne avessero piena conoscenza è stata fornita loro una breve descrizione che io stessa amplierò a beneficio del gruppo:
“Il Sacro Ancile è l'antico scudo che Marte e Giove lasciarono cadere dal cielo ai tempi di Numa Pompilio, come simbolo divino della difesa di Roma contro i suoi nemici e possiede grandi poteri, molti dei quali ancora sconosciuti.
La leggenda racconta che, per evitare che un oggetto tantopotente potesse finire in mani sbagliate, Numa Pompilio ordinò che fossero forgiani altri 11 scudi identici all'Ancile, senza un preciso rituale nessuno sarebbe stato in grado di riconoscerli, un rituale che solo il primo del Collegio degli Auguri avrebbe conosciuto.
Fu, quindi, istituito appositamente il Collegio Sacerdotale dei Salii per proteggere gli ancilia e le Hastae Martis, le lance sacre dal cui movimento spontaneo i Salii sono in grado di trarre presagi.
Nell'anno 895, ai tempi dell'imperatore Antonino Pio, gli Ancilia e le Haste furono trasferiti in Britannia (fu deciso in base al responso unanime degli oracoli) con tutto il Collegio dei Salii (nel luogo in cui noi ci stiamo dirigendo) vennero poi spostati di nuovo nel 1009, quando furono portati a Corstopitum, entro il Vallo Adriano, dove tutt’ora si trovano".
Alla septima hora il nostro viaggio è iniziato scortato dagli esploratori della Cohors che hanno avuto modo di accompagnarci per qualche tempo. Ci hanno informato dell’esistenza di animali considerati “sacri” fra cui il cinghiale, dobbiamo fare attenzione a non inimicarci le popolazioni locali cacciandolo.
Durante la notte, all’incirca nella seconda Vigilia, siamo stati attaccati da un branco di lupi, che Vulgario e Detho hanno abbattuto con relativa facilità. Le altre due Vigiliae sono trascorse senza ulteriori problemi.
Ultima modifica di Livia Aureliana il Dom Mar 09 2008, 03:45, modificato 2 volte

Livia Aureliana- Equites
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Data d'iscrizione: 15.11.07
Ante diem sextum Nonas Octobrius
2 Ottobre
Il viaggio si fa via via più difficoltoso da quando abbiamo lasciato la via principale per addentrarci nella foresta. La strada lastricata dura per un actus circa, poi sembra sotterrata dalla terra stessa.
Il nostro cammino ci porta di fronte una strana costruzione immersa nella vegetazione. Un altare, probabilmente utilizzato per un qualche rituale. La costruzione è di fattura romana ma lo stesso non può dirsi delle scritture e di alcuni simboli rinvenuti in questo luogo.
Grazie alle conoscenze di Urien, esperta nelle arti augurali (in cui ho notato chiare influenze bretoni nell’approccio) , è stato possibile sapere che vi è stato tenuto un sacrificio di un lupo (Detho ne ha trovato alcuni resti nelle vicinanze). La sacerdotessa e gli adepti avrebbero indossato tuniche romane al momento del rituale ed è stata ritrovata una sica cerimoniale sotterrata nel terreno di fronte all’altare. Due iniziali ne solcano l’elsa: MF.
La scoperta più interessante, però, è stata fatta quando Uriel ha tradotto un’iscrizione bretone che ho trovato sulla costruzione: “Ave Dio Giove. Proteggi Roma e l'Ancile”.
La mia mente è spesso occupata nelle riflessioni relative a questi ritrovamenti ma ancora non ritengo di avere elementi utili alla chiarificazione dei quesiti e le arti magiche non sembrano venirmi in supporto.
Lasciata la costruzione ci siamo diretti ancora verso est, seguendo una strada che partiva dalle rovine.
Dopo qualche tempo siamo giunti ad un bivio. Io e Urien eravamo molto provate a causa dell’utilizzo delle tecniche augurali ed è stato gioco-forza fermarci a riposare.
Mentre mi accingevo a ad allestire un accampamento adeguato è successa una cosa che ritengo di dover annotare. Urien si è diretta in trance verso la parete rocciosa e ha cercato qualche passaggio tastando il muro. Non so esattamente cosa le facesse pensare che si potesse aprire una via in quella solida roccia, forse un presagio, o un sogno. Non abbiamo avuto modo di approfondire il discorso, purtroppo.
Detho, un capace esploratore a quanto pare, si è avviato sulla via a sud allo scopo di verificarne l’agibilità. Dopo un paio d’ore è tornato riferendo che il cammino diventava abbastanza faticoso e la strada si restringeva a tal punto che avremmo dovuto procedere a piedi.
Nonostante fossi molto provata ho deciso di trarre gli auspici e la risposta è stata univoca: dovevamo andare verso sud.
Ora che scrivo, ripenso a cosa sarebbe potuto succedere a nord….
Il viaggio si fa via via più difficoltoso da quando abbiamo lasciato la via principale per addentrarci nella foresta. La strada lastricata dura per un actus circa, poi sembra sotterrata dalla terra stessa.
Il nostro cammino ci porta di fronte una strana costruzione immersa nella vegetazione. Un altare, probabilmente utilizzato per un qualche rituale. La costruzione è di fattura romana ma lo stesso non può dirsi delle scritture e di alcuni simboli rinvenuti in questo luogo.
Grazie alle conoscenze di Urien, esperta nelle arti augurali (in cui ho notato chiare influenze bretoni nell’approccio) , è stato possibile sapere che vi è stato tenuto un sacrificio di un lupo (Detho ne ha trovato alcuni resti nelle vicinanze). La sacerdotessa e gli adepti avrebbero indossato tuniche romane al momento del rituale ed è stata ritrovata una sica cerimoniale sotterrata nel terreno di fronte all’altare. Due iniziali ne solcano l’elsa: MF.
La scoperta più interessante, però, è stata fatta quando Uriel ha tradotto un’iscrizione bretone che ho trovato sulla costruzione: “Ave Dio Giove. Proteggi Roma e l'Ancile”.
La mia mente è spesso occupata nelle riflessioni relative a questi ritrovamenti ma ancora non ritengo di avere elementi utili alla chiarificazione dei quesiti e le arti magiche non sembrano venirmi in supporto.
Lasciata la costruzione ci siamo diretti ancora verso est, seguendo una strada che partiva dalle rovine.
Dopo qualche tempo siamo giunti ad un bivio. Io e Urien eravamo molto provate a causa dell’utilizzo delle tecniche augurali ed è stato gioco-forza fermarci a riposare.
Mentre mi accingevo a ad allestire un accampamento adeguato è successa una cosa che ritengo di dover annotare. Urien si è diretta in trance verso la parete rocciosa e ha cercato qualche passaggio tastando il muro. Non so esattamente cosa le facesse pensare che si potesse aprire una via in quella solida roccia, forse un presagio, o un sogno. Non abbiamo avuto modo di approfondire il discorso, purtroppo.
Detho, un capace esploratore a quanto pare, si è avviato sulla via a sud allo scopo di verificarne l’agibilità. Dopo un paio d’ore è tornato riferendo che il cammino diventava abbastanza faticoso e la strada si restringeva a tal punto che avremmo dovuto procedere a piedi.
Nonostante fossi molto provata ho deciso di trarre gli auspici e la risposta è stata univoca: dovevamo andare verso sud.
Ora che scrivo, ripenso a cosa sarebbe potuto succedere a nord….
Ultima modifica di Livia Aureliana il Dom Mar 09 2008, 03:46, modificato 5 volte
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Coordinatio____6______De Natura_____9
Ingenium______22______De Societate__15
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Ratio_________14______De Scientia___21
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Livia Aureliana- Equites
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Ante diem quintum Nonas Octobrius
3 Ottobre
Abbiamo intrapreso il cammino verso sud senza poter immaginare cosa sarebbe successo qualche ora più tardi.
Uno strano sogno me l’aveva preannunciato, sogno che ho ricordato solo al rumore degli zoccoli equini sulla strada.
E’ stato un attimo, ci siamo nascosti nella boscaglia mentre una strana figura a cavallo si avvicinava. Quest’apparizione era accompagnata da due mastini di una razza sconosciuta che si sono avventati su un cervo, dilaniandolo.
Probabilmente i due feroci animali appartenevano a…quell’essere. Creatura che, di certo, non avrei definito umana. Purtroppo la mia incapacità di muovermi nella boscaglia non mi consentiva di vedere i miei compagni e in quel momento ho realmente temuto per la vita di tutti noi.
Ho sentito una freccia tagliare l’aria e rumori di combattimento. Il mio sguardo è andato a quello strano essere che…ha tracciato strani cerchi di fronte a lui, forse un rituale ma non posso dirne di più.
Ho sentito per un attimo la testa leggera, mi sono voltata e ho visto Eurenia e Detho accasciarsi a terra.
Il gruppo si era nel frattempo riunito , evidentemente, ma io ero troppo sconvolta per rendermi conto in pieno degli eventi che ci stavano capitando.
Gli accadimenti successivi li ricordo come in una specie di sogno tormentato.: i cervi corrosi da una sorta di acido, forse i mastini erano portatori di qualche veleno non naturale.
Detho ed Eurenia giacevano in fin di vita, per fortuna un impacco di Achillea ha evitato il peggio.
Per il futuro ho intenzione di procurarmi il maggior numero di unguenti possibili, ritengo sia stato solo un caso che quell’ impacco di erba abbia potuto dare quel misero aiuto in grado di far superare la notte ai miei due compagni. La prossima volta potremmo non essere tanto fortunati.
Ho intenzione di dedicare la prima vigilia di ogni notte a preparare oli, unguenti od estratti in grado da poter essere usati immediatamente in caso di necessità.
Vorrei solo avere più tempo per studiare meglio i fenomeni che con cui sono venuta in contatto, sono certa che Roma ne potrebbe trarre grandi benefici. Il tempo stringe però e, al momento, le forze che si agitano intorno a noi vanno ben oltre la Nostra comprensione.
Abbiamo intrapreso il cammino verso sud senza poter immaginare cosa sarebbe successo qualche ora più tardi.
Uno strano sogno me l’aveva preannunciato, sogno che ho ricordato solo al rumore degli zoccoli equini sulla strada.
E’ stato un attimo, ci siamo nascosti nella boscaglia mentre una strana figura a cavallo si avvicinava. Quest’apparizione era accompagnata da due mastini di una razza sconosciuta che si sono avventati su un cervo, dilaniandolo.
Probabilmente i due feroci animali appartenevano a…quell’essere. Creatura che, di certo, non avrei definito umana. Purtroppo la mia incapacità di muovermi nella boscaglia non mi consentiva di vedere i miei compagni e in quel momento ho realmente temuto per la vita di tutti noi.
Ho sentito una freccia tagliare l’aria e rumori di combattimento. Il mio sguardo è andato a quello strano essere che…ha tracciato strani cerchi di fronte a lui, forse un rituale ma non posso dirne di più.
Ho sentito per un attimo la testa leggera, mi sono voltata e ho visto Eurenia e Detho accasciarsi a terra.
Il gruppo si era nel frattempo riunito , evidentemente, ma io ero troppo sconvolta per rendermi conto in pieno degli eventi che ci stavano capitando.
Gli accadimenti successivi li ricordo come in una specie di sogno tormentato.: i cervi corrosi da una sorta di acido, forse i mastini erano portatori di qualche veleno non naturale.
Detho ed Eurenia giacevano in fin di vita, per fortuna un impacco di Achillea ha evitato il peggio.
Per il futuro ho intenzione di procurarmi il maggior numero di unguenti possibili, ritengo sia stato solo un caso che quell’ impacco di erba abbia potuto dare quel misero aiuto in grado di far superare la notte ai miei due compagni. La prossima volta potremmo non essere tanto fortunati.
Ho intenzione di dedicare la prima vigilia di ogni notte a preparare oli, unguenti od estratti in grado da poter essere usati immediatamente in caso di necessità.
Vorrei solo avere più tempo per studiare meglio i fenomeni che con cui sono venuta in contatto, sono certa che Roma ne potrebbe trarre grandi benefici. Il tempo stringe però e, al momento, le forze che si agitano intorno a noi vanno ben oltre la Nostra comprensione.
Ultima modifica di Livia Aureliana il Dom Mar 09 2008, 03:47, modificato 2 volte
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Livia Aureliana- Equites
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Ante diem quartum Nonas Octobrius
4 Ottobre
Il cammino si è fatto più difficoltoso a causa della palude su cui siamo costratti a camminare.
Molti pericoli si nascondono in questo fango, Eurenia con un fortunato colpo d’occhio si è accorta di un grosso rettile che si stava avventando contro l’armeno e questo gli ha permesso di non essere colto di sorpresa. Per fortuna i fendenti dei due uomini sono bastati per ucciderlo.
Sono riuscita ad estrarre qualche goccia di veleno, penso potrà esserci utile a fronteggiare i nemici sul nostro cammino.
Il giorno è trascorso senza ulteriori accadimenti, abbiamo deciso di accamparci subito dopo aver superato la palude. Spero che tutto proceda per meglio, ci sembra di procedere nella direzione giusta ma non abbiamo molti punti di riferimento per poterlo affermare con certezza, purtroppo.
Il cammino si è fatto più difficoltoso a causa della palude su cui siamo costratti a camminare.
Molti pericoli si nascondono in questo fango, Eurenia con un fortunato colpo d’occhio si è accorta di un grosso rettile che si stava avventando contro l’armeno e questo gli ha permesso di non essere colto di sorpresa. Per fortuna i fendenti dei due uomini sono bastati per ucciderlo.
Sono riuscita ad estrarre qualche goccia di veleno, penso potrà esserci utile a fronteggiare i nemici sul nostro cammino.
Il giorno è trascorso senza ulteriori accadimenti, abbiamo deciso di accamparci subito dopo aver superato la palude. Spero che tutto proceda per meglio, ci sembra di procedere nella direzione giusta ma non abbiamo molti punti di riferimento per poterlo affermare con certezza, purtroppo.
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Livia Aureliana- Equites
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Ante diem Tertium Nonas Octobrius
5 Ottobre
Scrivo il resoconto di questa giornata un pò in ritardo perchè non voglio sia influenzato da emozioni troppo personali e di poco conto ai fini della narrazione.
Nella prima parte della mattinata il cammino è stato tranquillo finchè non abbiamo inrociato un sentiero che saliva verso destra, inoltrandosi nella vegetazione.
Detho si è offerto di esplorarlo e, dopo qualche tempo, è tornato con le sue osservazioni.
C'erano delle traccie di animali, probabilmente feroci e intraprendere quel cammino a cavallo sarebbe stato impossibile.
Il suo parere era di rimanere sulla strada, ma il nostro timore di imbatterci di nuovo in quella besta immonda, ci ha fatto scegliere di risalire quello stretto ed irto lembo di terra, sperando di non incontrare pericoli.
Il sentiero terminava di fronte una grotta che, dopo un attento esame, si è rivelata ritoccata da mano umana.
La mia torcia ha rilevato un luccichìo che apparteneva ad un vecchio elmo databile ad almeno duecento anni prima.
Durante questa ispezione, forse soltanto il fine udito di Eurenia ci ha salvato dall'intraprendere azioni sconsiderate. Ha sentito, infatti, il pesante respiro di fiere probabilmente dormienti nelle profondità della grotta.
La nostra voglia di visitare l'interno della caverna mi ha portato a predisporre una trappola per far fronte all'eventuale aggressività di quelli che abbiamo poi scoperto essere dei grossi orsi.
Detho con un'incredibile impazienza, forse troppo sicuro delle sue capacità, si è addentrato in profondità ignorando gli ordini di Vulgario.
Fortunatamente avevo appena finito di sistemare i ceppi appuntiti della trappola quando abbiamo iniziato a sentire gli urli dell'armeno.
Non mi ritengo esattamente una donna d'azione...ma per fortuna abbiamo fatto scattare la trappola al momento giusto e questo ci ha permesso di salvare la vita ad un Detho già in gravi condizioni fisiche.
Accennerò brevemente e, solo per amor di cronaca, a quello che è avvenuto in seguito.
Detho sembrava estremamente toccato di quello che è accaduto e ha scelto di metterci al corrente delle finalità della sua partecipazione alla Cohors.
A quanto pare suo fratello è imprigionato per motivi poco chiari e per lui tutto ciò che conta è liberarlo.
Le sue parole sulla corruzione di Roma mi hanno sconvolta e per via anche della stanchezza ho avuto un atteggiamento che, di certo, non mi ha fatto onore. Forse, in futuro, avrò modo di riaffrontare l'argomento e di offrire il mio aiuto in modo che la situazione possa evolversi al meglio. La giustizia è un grande vanto di Roma ed è mia intenzione fare in modo che continui ad essere così.
Ciò di cui non mi pento, però, è la mia opinione sulla totale incapacità di Vulgario di gestire il nostro gruppo. La sua incompetenza in questo senso potrebe costarci cara.
Fortunatamente, e questo è innegabile, è un grande combattente e sa certamente come agire al meglio in situazioni critiche. Mi chiedo, però, fin quando basterà menare le mani per salvarci da situazioni simili.
Non ho tantomento gradito le sue parole riferite alla mia famiglia, non è affar suo e non tollero che uno sconosciuto si rivolga a me come lui ha fatto.
Sto cercando di mettere da parte le mie emozioni e spero che questo possa rendermi maggiormente utile al gruppo.
Scrivo il resoconto di questa giornata un pò in ritardo perchè non voglio sia influenzato da emozioni troppo personali e di poco conto ai fini della narrazione.
Nella prima parte della mattinata il cammino è stato tranquillo finchè non abbiamo inrociato un sentiero che saliva verso destra, inoltrandosi nella vegetazione.
Detho si è offerto di esplorarlo e, dopo qualche tempo, è tornato con le sue osservazioni.
C'erano delle traccie di animali, probabilmente feroci e intraprendere quel cammino a cavallo sarebbe stato impossibile.
Il suo parere era di rimanere sulla strada, ma il nostro timore di imbatterci di nuovo in quella besta immonda, ci ha fatto scegliere di risalire quello stretto ed irto lembo di terra, sperando di non incontrare pericoli.
Il sentiero terminava di fronte una grotta che, dopo un attento esame, si è rivelata ritoccata da mano umana.
La mia torcia ha rilevato un luccichìo che apparteneva ad un vecchio elmo databile ad almeno duecento anni prima.
Durante questa ispezione, forse soltanto il fine udito di Eurenia ci ha salvato dall'intraprendere azioni sconsiderate. Ha sentito, infatti, il pesante respiro di fiere probabilmente dormienti nelle profondità della grotta.
La nostra voglia di visitare l'interno della caverna mi ha portato a predisporre una trappola per far fronte all'eventuale aggressività di quelli che abbiamo poi scoperto essere dei grossi orsi.
Detho con un'incredibile impazienza, forse troppo sicuro delle sue capacità, si è addentrato in profondità ignorando gli ordini di Vulgario.
Fortunatamente avevo appena finito di sistemare i ceppi appuntiti della trappola quando abbiamo iniziato a sentire gli urli dell'armeno.
Non mi ritengo esattamente una donna d'azione...ma per fortuna abbiamo fatto scattare la trappola al momento giusto e questo ci ha permesso di salvare la vita ad un Detho già in gravi condizioni fisiche.
Accennerò brevemente e, solo per amor di cronaca, a quello che è avvenuto in seguito.
Detho sembrava estremamente toccato di quello che è accaduto e ha scelto di metterci al corrente delle finalità della sua partecipazione alla Cohors.
A quanto pare suo fratello è imprigionato per motivi poco chiari e per lui tutto ciò che conta è liberarlo.
Le sue parole sulla corruzione di Roma mi hanno sconvolta e per via anche della stanchezza ho avuto un atteggiamento che, di certo, non mi ha fatto onore. Forse, in futuro, avrò modo di riaffrontare l'argomento e di offrire il mio aiuto in modo che la situazione possa evolversi al meglio. La giustizia è un grande vanto di Roma ed è mia intenzione fare in modo che continui ad essere così.
Ciò di cui non mi pento, però, è la mia opinione sulla totale incapacità di Vulgario di gestire il nostro gruppo. La sua incompetenza in questo senso potrebe costarci cara.
Fortunatamente, e questo è innegabile, è un grande combattente e sa certamente come agire al meglio in situazioni critiche. Mi chiedo, però, fin quando basterà menare le mani per salvarci da situazioni simili.
Non ho tantomento gradito le sue parole riferite alla mia famiglia, non è affar suo e non tollero che uno sconosciuto si rivolga a me come lui ha fatto.
Sto cercando di mettere da parte le mie emozioni e spero che questo possa rendermi maggiormente utile al gruppo.
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Livia Aureliana- Equites
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Pridies Nonas Octobrius
6 Ottobre
La mattinata si è svolta in maniera silenziosa ed afficiente. Evidentemente gli avvenimenti del giorno prima hanno fornito a tutti noi ampio materiale su cui riflettere.
Gli uomini si sono dedicati alla lavorazione della pelle degli orsi ed in qualche ora avevamo provviste e pelli disponibili per la nostra marcia.
Nel pomeriggio ci siamo dedicati all'esplorazione dell'interno della caverna e quello che abbiamo scoperto è sicuramente degno di nota.
Esiste un profondo buco, sicuramente creato da mano umana, in cui si svolgevano strani, sanguinari, rituali.
Donne in trance venivano scaraventate in basso mentre un uomo incappucciato esordiva: "Come voi volete dockalfar". (Antichi demoni invocati da malevoli druidi bretoni da cui è meglio guardarsi attentamente).
Ho ritrovato un antico bracciale che ho conservato nella mia sacca, spero di poterlo esaminare meglio con gli esperti di Roma.
Ancora più in profondità, nella caverna, Detho si è inerpicato in uno stretto tunnel da cui fuorisciva un debole bralume di luce. Da lì ha potuto osservare l'ambiente circostante. Un lago nebbioso e montagne circontavano la zona. Purtroppo per raggiungerlo avremmo dovuto metterci in cammino seguendo un'altra via.
Abbiamo raccolto i nostri averi e ci siamo diretti verso quel luogo accampandoci, sul far della sera, nel bosco.
La mattinata si è svolta in maniera silenziosa ed afficiente. Evidentemente gli avvenimenti del giorno prima hanno fornito a tutti noi ampio materiale su cui riflettere.
Gli uomini si sono dedicati alla lavorazione della pelle degli orsi ed in qualche ora avevamo provviste e pelli disponibili per la nostra marcia.
Nel pomeriggio ci siamo dedicati all'esplorazione dell'interno della caverna e quello che abbiamo scoperto è sicuramente degno di nota.
Esiste un profondo buco, sicuramente creato da mano umana, in cui si svolgevano strani, sanguinari, rituali.
Donne in trance venivano scaraventate in basso mentre un uomo incappucciato esordiva: "Come voi volete dockalfar". (Antichi demoni invocati da malevoli druidi bretoni da cui è meglio guardarsi attentamente).
Ho ritrovato un antico bracciale che ho conservato nella mia sacca, spero di poterlo esaminare meglio con gli esperti di Roma.
Ancora più in profondità, nella caverna, Detho si è inerpicato in uno stretto tunnel da cui fuorisciva un debole bralume di luce. Da lì ha potuto osservare l'ambiente circostante. Un lago nebbioso e montagne circontavano la zona. Purtroppo per raggiungerlo avremmo dovuto metterci in cammino seguendo un'altra via.
Abbiamo raccolto i nostri averi e ci siamo diretti verso quel luogo accampandoci, sul far della sera, nel bosco.
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Livia Aureliana- Equites
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Nonis Octobrius
7 Ottobre
Giunti nei pressi del lago, ho avuto una strana sensazione... Ho ricordato di aver sognato un tranquillo viaggio in acque calme.
Non tutti erano d'accordo sull'utilità di utilizzare la barca omeggiata poco distante, eppure io ero sicura che era ciò che avremmo dovuto fare.
A volte trattare con gli uomini non è facile e, beh, bisogna prendere delle posizioni quando lo si ritiene corretto. Mi sono quindi diretta verso la barca e....quello che ho trovato mi ha lasciato senza parole.
Due creature si sono scaraventate fuori dalla paratìa, se non fossi fuggita avrei avuto sicuramente la peggio.
Per fortuna Detho e Vulgario hanno reagito prontamente riuscendo, dopo una breve disputa, ad avere la meglio. Mi sono avvicinata per osservare meglio quei due esseri e...sono sconcertata. non assomigliano a nulla che io abbia potuto vedere fin'ora. Sembrano...morti, eppure sembrano dotati di quel flatus vitale che appartiene solo ai vivi.
Ho raccolto qualche campione di quella carne, allo scopo di esaminarla con calma.
A questo punto i miei compagni si sono decisi ad imbarcarsi e abbiamo lasciato la riva addentrandoci nella nebbia che ricopriva il lago. Guardando da lontano ci è sembrato che quelle creature riprendessero vita...ma non possiamo dirlo con sicurezza data la scarsa visibilità.
Ci siamo diretti verso la sponda più vicina e, dopo qualche tempo, abbiamo iniziato ad intravedere alcune costruzioni in rovina dall'altra parte. Non sono riuscita, in quel momento, a determinarne l'esatta natura ma tutti i miei compagni erano decisi ad esplorare il luogo.
Avvicinandoci abbiamo notato un attracco in disuso dove la nostra barca è stata attraccata celermente.
Detho ed Eurenia, stranamente attirata dal luogo, hanno deciso di esplorarlo lasciando me e Vulgario sulla barca. Non che la compagnia del comandante mi fosse gradita... ma di certo non mi sarei addentrata fra quelle rovine alla cieca volontariamente.
Da questo punto in poi conosco i particolari solo dai racconti dei miei due compagni che cercherò di ricostruire su questo mio scritto.
A quanto pare, al calar della sera si sono iniziate a formare alcune figure umane....come se fossero figure "rievocative" di qualcosa che è accaduto. I cittadini stavano lasciando il luogo prendendo le loro cose. Mestamente, come a causa di qualcosa contro cui non potessero protestare.
Mi chiedo quale fosse il motivo preciso di quella dipartita...
Quando ormai le tenebre si erano allungate sulle rovine due figure incappucciate si sono avvicinate a Detho ed Eurenia (l'armeno cercava di convincere vanamente la donna ad indietreggiare verso la barca, nel frattempo).
Si sono avventate su due cittadini, sbranandoli letterlamente come lupi che sbranano la preda.
Detho, curioso, si è avvicinato verso i due "cadaveri" ma una delle due creature si è avventata su di lui mentre l'altra si è rivolta verso Eurenia. La battaglia successiva la ricordo solo dal clangore delle armi.
Vulgario ha abbandonato velocemente la barca e, da quanto so, è riuscito a salvare la vita ad Eurenia e ad aiutare Detho nella battaglia.
Mi sono sentita assolutamente sola ed impotente in quel momento e tutto ciò che sono riuscita a fare è stato immergermi in una sincera preghiera alla mia dea a cui rivolgo i miei pensieri più profondi.
"Minerva figlia di Meti e Giove che hai ucciso Pallante ed Encefalo.
Dammi il coraggio e l'astuzia che hai concesso ad Ulisse.
Che io possa ringraziarti come Ercole rendendoti in omaggio novelli pomi d'Oro delle Esperidi.
Vergine divina, posa il tuo azzurro sguardo su di me e concedi la benedizione a chi inneggia il tuo nome in terra straniera".
Sentii che qualcosa stava cambiando e che non v'era più alcuna barriera fra me e quel luogo infestato. Minerva con la sua benevola presenza aveva purificato ciò che restava del villaggio e delle sue apparizioni.
La serata è stata dedicata alle cure delle ferite e ai miei esperimenti ed osservazioni su tutte le creature che abbiamo incontrato sul nostro cammino.
Abbiamo lasciato la riva a tarda notte riposando, a turno, sulla barca mentre ci dirigevamo al centro del lago.
Giunti nei pressi del lago, ho avuto una strana sensazione... Ho ricordato di aver sognato un tranquillo viaggio in acque calme.
Non tutti erano d'accordo sull'utilità di utilizzare la barca omeggiata poco distante, eppure io ero sicura che era ciò che avremmo dovuto fare.
A volte trattare con gli uomini non è facile e, beh, bisogna prendere delle posizioni quando lo si ritiene corretto. Mi sono quindi diretta verso la barca e....quello che ho trovato mi ha lasciato senza parole.
Due creature si sono scaraventate fuori dalla paratìa, se non fossi fuggita avrei avuto sicuramente la peggio.
Per fortuna Detho e Vulgario hanno reagito prontamente riuscendo, dopo una breve disputa, ad avere la meglio. Mi sono avvicinata per osservare meglio quei due esseri e...sono sconcertata. non assomigliano a nulla che io abbia potuto vedere fin'ora. Sembrano...morti, eppure sembrano dotati di quel flatus vitale che appartiene solo ai vivi.
Ho raccolto qualche campione di quella carne, allo scopo di esaminarla con calma.
A questo punto i miei compagni si sono decisi ad imbarcarsi e abbiamo lasciato la riva addentrandoci nella nebbia che ricopriva il lago. Guardando da lontano ci è sembrato che quelle creature riprendessero vita...ma non possiamo dirlo con sicurezza data la scarsa visibilità.
Ci siamo diretti verso la sponda più vicina e, dopo qualche tempo, abbiamo iniziato ad intravedere alcune costruzioni in rovina dall'altra parte. Non sono riuscita, in quel momento, a determinarne l'esatta natura ma tutti i miei compagni erano decisi ad esplorare il luogo.
Avvicinandoci abbiamo notato un attracco in disuso dove la nostra barca è stata attraccata celermente.
Detho ed Eurenia, stranamente attirata dal luogo, hanno deciso di esplorarlo lasciando me e Vulgario sulla barca. Non che la compagnia del comandante mi fosse gradita... ma di certo non mi sarei addentrata fra quelle rovine alla cieca volontariamente.
Da questo punto in poi conosco i particolari solo dai racconti dei miei due compagni che cercherò di ricostruire su questo mio scritto.
A quanto pare, al calar della sera si sono iniziate a formare alcune figure umane....come se fossero figure "rievocative" di qualcosa che è accaduto. I cittadini stavano lasciando il luogo prendendo le loro cose. Mestamente, come a causa di qualcosa contro cui non potessero protestare.
Mi chiedo quale fosse il motivo preciso di quella dipartita...
Quando ormai le tenebre si erano allungate sulle rovine due figure incappucciate si sono avvicinate a Detho ed Eurenia (l'armeno cercava di convincere vanamente la donna ad indietreggiare verso la barca, nel frattempo).
Si sono avventate su due cittadini, sbranandoli letterlamente come lupi che sbranano la preda.
Detho, curioso, si è avvicinato verso i due "cadaveri" ma una delle due creature si è avventata su di lui mentre l'altra si è rivolta verso Eurenia. La battaglia successiva la ricordo solo dal clangore delle armi.
Vulgario ha abbandonato velocemente la barca e, da quanto so, è riuscito a salvare la vita ad Eurenia e ad aiutare Detho nella battaglia.
Mi sono sentita assolutamente sola ed impotente in quel momento e tutto ciò che sono riuscita a fare è stato immergermi in una sincera preghiera alla mia dea a cui rivolgo i miei pensieri più profondi.
"Minerva figlia di Meti e Giove che hai ucciso Pallante ed Encefalo.
Dammi il coraggio e l'astuzia che hai concesso ad Ulisse.
Che io possa ringraziarti come Ercole rendendoti in omaggio novelli pomi d'Oro delle Esperidi.
Vergine divina, posa il tuo azzurro sguardo su di me e concedi la benedizione a chi inneggia il tuo nome in terra straniera".
Sentii che qualcosa stava cambiando e che non v'era più alcuna barriera fra me e quel luogo infestato. Minerva con la sua benevola presenza aveva purificato ciò che restava del villaggio e delle sue apparizioni.
La serata è stata dedicata alle cure delle ferite e ai miei esperimenti ed osservazioni su tutte le creature che abbiamo incontrato sul nostro cammino.
Abbiamo lasciato la riva a tarda notte riposando, a turno, sulla barca mentre ci dirigevamo al centro del lago.
Ultima modifica di Livia Aureliana il Dom Mar 09 2008, 03:49, modificato 1 volta
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Vigor_________7______De Bello______3
Coordinatio____6______De Natura_____9
Ingenium______22______De Societate__15
Auctoritas_____9______De Magia_____20
Ratio_________14______De Scientia___21
Sensibilitas____16_______De Corpore__14
PF: 21/21
Armatura: Nessuna /Elmo: Nessuno
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Livia Aureliana- Equites
- Numero di messaggi: 36
Data d'iscrizione: 15.11.07
Ante diem Octavum Idus Octobrius
8 Ottobre
La nebbia ci ha accompagnato durante tutto il viaggio finò a spalancarsi di botto per mostrare un'isola al centro del lago.
Strane figure si aggiravano sulle spiagge ma dopo una circumnavigazione siamo riusciti a trovare un attracco sicuro.
8 Ottobre
Fortunatamente durante il viaggio sono riuscita a scoprire cosa li uccide definitivamente: il fuoco.
Questa scoperta ci è stata molto utile per mettere fuori combattimento le creature che abbiamo incontrato durante la nostra prima esplorazione dell'isola.
I primi particolari evidenti erano la presenza di questi morti viventi e, in lontananza, un accampamento di circa 300 uomini.
Non abbiamo la più pallida idea di quello che ci aspetterà quindi abbiamo deciso di intraprendere la via dell'esplorazione accamandoci a circa metà del percorso.
Avremmo potuto giungere fino alla meta in un giorno ma abbiamo deciso di puntare prima verso una zona sopraelevata per poter osservare la situazione dall'alto.
I miei compagni sono relativamente silenziosi, la situazione ci mette tutti in tensione ma i due guerrieri sembra abbiano trovato un'ottima sintonia in combattimento.
A dire la verità i sembra che stiano prendendo sempre più sicurezza nelle loro movenze, spero solo che questo non li renda eccessivamente imprudenti.
La nebbia ci ha accompagnato durante tutto il viaggio finò a spalancarsi di botto per mostrare un'isola al centro del lago.
Strane figure si aggiravano sulle spiagge ma dopo una circumnavigazione siamo riusciti a trovare un attracco sicuro.
8 Ottobre
Fortunatamente durante il viaggio sono riuscita a scoprire cosa li uccide definitivamente: il fuoco.
Questa scoperta ci è stata molto utile per mettere fuori combattimento le creature che abbiamo incontrato durante la nostra prima esplorazione dell'isola.
I primi particolari evidenti erano la presenza di questi morti viventi e, in lontananza, un accampamento di circa 300 uomini.
Non abbiamo la più pallida idea di quello che ci aspetterà quindi abbiamo deciso di intraprendere la via dell'esplorazione accamandoci a circa metà del percorso.
Avremmo potuto giungere fino alla meta in un giorno ma abbiamo deciso di puntare prima verso una zona sopraelevata per poter osservare la situazione dall'alto.
I miei compagni sono relativamente silenziosi, la situazione ci mette tutti in tensione ma i due guerrieri sembra abbiano trovato un'ottima sintonia in combattimento.
A dire la verità i sembra che stiano prendendo sempre più sicurezza nelle loro movenze, spero solo che questo non li renda eccessivamente imprudenti.
Ultima modifica di Livia Aureliana il Dom Mar 09 2008, 03:52, modificato 5 volte
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Livia Aureliana- Equites
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Data d'iscrizione: 15.11.07
Ante diem Septimum Idus Octobrius
9 Ottobre
Quello che andrò a raccontare nelle prossime pagine del mio diario ha dell'inverosimile ma è doveroso spiegare i fatti così come li hanno visti i miei occhi e quelli dei miei compagni.
Siamo giunti nei pressi dell'accmpamento solo sul far della sera, il nostro viaggio è stato rallentato dalla circospezione con cui era doveroso muoverci in questo luogo di mistero a noi totalmente sconosciuto.
Si intravedevano due costruzioni, oltre all'accampamento. Erano chiaramente di foggia romana, un tempo in rovina e un edificio adibito a terme.
Dopo aver atteso che la ronda di due morti viventi (li chiamerò così d'ora in avanti) passasse ci siamo divisi per cercare di comprendre qualcosa della realtà che ci circondava. Detho si è silenziosamente avvicinato per eaminare le due costruzioni. Al suo ritorno abbiamo dieciso di dividerci per poter meglio esaminare il tempio e le terme.
Vulgario ed Eurenia si sono diretti verso le terme mentre io e l'armeno siamo andati verso il tempio.
La porta seconaria era chisa ma siamo riusciti a farla scattare senza troppo rumore. Dentro il tempo altre due figure si aggiravano ma oltre a questa evidenza, ho notato un sistema di catene che faceva pensare alla presenza di un meccanismo nascosto.
Ancora più incredibile è stato il racconto degli altri due miei compagni. Pare che nelle terme ci fosse un essere mitologico di cui mai avrei sospettato la reale esistenza.
Una medusa, come quella intarsiata sullo scudo di Pallade ma era reale e, sembrava, in attesa del primo malcapitato pronto a mettersi davanti al su sguardo.
Stentavo a crederci e la mia preoccupazione era quella di liberare il tempio da quelle odiose creature e scopreire cosa si celava al suo interno.
Sono riuscita a convincere i miei compagni ad a dirigerci verso quel luogo e quello che abbiamo scoperto è stato realmente inaspettato.
La battaglia contro i due mostri è stata relativamente veloce, Detho e Vulgario ormai avevano compreso quale fosse la migliore tattica per metterli fuori combattimento e così è stato.
Ci trovavamo in un tempio di Marte in terra straniera, memoria della grandezza di Roma che un tempo governava questi territori.
Mentre esaminavo il meccanismo, io ed Eurenia abbiamo avuto la stessa impressione. Un'energia si aggirava fra quelle rovine ma non ne riuscivamo a comprendere la reale natura.
Con uno scatto, grazie ad una falsa colonna mobile, sono riuscita ad aprire un passaggio sotterraneo nei pressi dell'altare.
La mia curiosità è stata, per una volta, un bene, visto come sono andate le cose.
Sono scesa, seguita da Detho e... quello che si è parato di fronte ai nostri occhi ha dell'incredibile.
Dodici scudi, le copie dell'ancile e, forse, anche l'originale.
Non riuscivamo a credere ai nostri occhi, Detho si è precipitato a chiamare il comandante e, in quel momento, una figura di immortale bellezza si è mostrata ai miei occhi.
Temo di aver perso il controllo, ero in suo completo potere.... Un sortilegio è la mia postuma ipotesi.
Ho estratto il coltello e ho colpito Detho alle spalle, fortunatamente senza danno. Rcordo ben poco di quello che è accaduto successivamente, so solo che devo essere stata colpita per mettere a freno la mia momentanea pazzia.
Al mio tornare in me ho potuto solo osservare Detho che menava il fendente finale su quella tremenda apparizione e che, senza ombra di dubbio afferrava uno degli scudi asserendo che fosse il Sacro Ancile.
Marte aveva guidato la sua mano e il suo cuore verso quella scelta, così ci ha spiegato.
Gli dei vedono il nostro cuore devoto e posano il loro sguardo benevolo su di noi quando invochiamo il loro nome, Pallade stessa mi ha dimostrato come questo possa accadere.
Dopo questi avvenimenti abbiamo raggiunto di nuovo il luogo sicuro al margine del bosco e ci siamo accampati.
Scrivo queste righe ancora in balìa degli avvenimenti trascorsi e mi scuso se poptranno sembrare inverosimili e non del tutto specificati fin nei particolari. Sono state ore incredibili e ancora la mia mente non riesce a connetterne la valenza.
Quello che andrò a raccontare nelle prossime pagine del mio diario ha dell'inverosimile ma è doveroso spiegare i fatti così come li hanno visti i miei occhi e quelli dei miei compagni.
Siamo giunti nei pressi dell'accmpamento solo sul far della sera, il nostro viaggio è stato rallentato dalla circospezione con cui era doveroso muoverci in questo luogo di mistero a noi totalmente sconosciuto.
Si intravedevano due costruzioni, oltre all'accampamento. Erano chiaramente di foggia romana, un tempo in rovina e un edificio adibito a terme.
Dopo aver atteso che la ronda di due morti viventi (li chiamerò così d'ora in avanti) passasse ci siamo divisi per cercare di comprendre qualcosa della realtà che ci circondava. Detho si è silenziosamente avvicinato per eaminare le due costruzioni. Al suo ritorno abbiamo dieciso di dividerci per poter meglio esaminare il tempio e le terme.
Vulgario ed Eurenia si sono diretti verso le terme mentre io e l'armeno siamo andati verso il tempio.
La porta seconaria era chisa ma siamo riusciti a farla scattare senza troppo rumore. Dentro il tempo altre due figure si aggiravano ma oltre a questa evidenza, ho notato un sistema di catene che faceva pensare alla presenza di un meccanismo nascosto.
Ancora più incredibile è stato il racconto degli altri due miei compagni. Pare che nelle terme ci fosse un essere mitologico di cui mai avrei sospettato la reale esistenza.
Una medusa, come quella intarsiata sullo scudo di Pallade ma era reale e, sembrava, in attesa del primo malcapitato pronto a mettersi davanti al su sguardo.
Stentavo a crederci e la mia preoccupazione era quella di liberare il tempio da quelle odiose creature e scopreire cosa si celava al suo interno.
Sono riuscita a convincere i miei compagni ad a dirigerci verso quel luogo e quello che abbiamo scoperto è stato realmente inaspettato.
La battaglia contro i due mostri è stata relativamente veloce, Detho e Vulgario ormai avevano compreso quale fosse la migliore tattica per metterli fuori combattimento e così è stato.
Ci trovavamo in un tempio di Marte in terra straniera, memoria della grandezza di Roma che un tempo governava questi territori.
Mentre esaminavo il meccanismo, io ed Eurenia abbiamo avuto la stessa impressione. Un'energia si aggirava fra quelle rovine ma non ne riuscivamo a comprendere la reale natura.
Con uno scatto, grazie ad una falsa colonna mobile, sono riuscita ad aprire un passaggio sotterraneo nei pressi dell'altare.
La mia curiosità è stata, per una volta, un bene, visto come sono andate le cose.
Sono scesa, seguita da Detho e... quello che si è parato di fronte ai nostri occhi ha dell'incredibile.
Dodici scudi, le copie dell'ancile e, forse, anche l'originale.
Non riuscivamo a credere ai nostri occhi, Detho si è precipitato a chiamare il comandante e, in quel momento, una figura di immortale bellezza si è mostrata ai miei occhi.
Temo di aver perso il controllo, ero in suo completo potere.... Un sortilegio è la mia postuma ipotesi.
Ho estratto il coltello e ho colpito Detho alle spalle, fortunatamente senza danno. Rcordo ben poco di quello che è accaduto successivamente, so solo che devo essere stata colpita per mettere a freno la mia momentanea pazzia.
Al mio tornare in me ho potuto solo osservare Detho che menava il fendente finale su quella tremenda apparizione e che, senza ombra di dubbio afferrava uno degli scudi asserendo che fosse il Sacro Ancile.
Marte aveva guidato la sua mano e il suo cuore verso quella scelta, così ci ha spiegato.
Gli dei vedono il nostro cuore devoto e posano il loro sguardo benevolo su di noi quando invochiamo il loro nome, Pallade stessa mi ha dimostrato come questo possa accadere.
Dopo questi avvenimenti abbiamo raggiunto di nuovo il luogo sicuro al margine del bosco e ci siamo accampati.
Scrivo queste righe ancora in balìa degli avvenimenti trascorsi e mi scuso se poptranno sembrare inverosimili e non del tutto specificati fin nei particolari. Sono state ore incredibili e ancora la mia mente non riesce a connetterne la valenza.
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Livia Aureliana- Equites
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Data d'iscrizione: 15.11.07
Re: Diario di Viaggio di Livia Aureliana
Sono passati ormai molti giorni dall'ultima volta che ho scritto sul mio diario e molte cose sono accadute.
Non sempre il destino è come ce lo immaginaniamo, tantomeno il mio.
Sono stata testimone di avvenimenti incredibili che nelle storie ho attribuito a miti senza fondamento nella realtà.
Solo ora mi rendo conto di quanto io sia stata ingenua e di quanto avevano ragione al tempio degli auguri.
Dopotutto ho sempre considerato tutte queste cose solo trucchi da giovinetti sbeffeggiando chi mi attribuiva una grande dote nelle arti di Apollo.
Sciocca e presupponente a credere che la realtà e il mito non fossero trame intrecciate della stessa sostanza.
Oggi mi rendo conto di quanto la scienza e le arti mistiche possano beneficiare dello stesso metodo.
Ecco lo scopo della mia prossima ricerca: gettare le basi filosofiche e pratiche della scienza applicata al mistero delle arti magiche.
Per quanto complesso, anche queste devono avere un meccanismo che le fa funzionare.
Il metodo scientifico sarà la mia forza e la saggezza di Minerva mi proteggerà da false credenze e scaramazie da popolino ignorante.
Nelle ultime giornate ho incontrato un'avvenente giovane egizia, sono certa che le nostre esperienze mi saranno utili per tracciare le linee guida della mia ricerca di cui presto scriverò il mio primo capitolo.
Non sempre il destino è come ce lo immaginaniamo, tantomeno il mio.
Sono stata testimone di avvenimenti incredibili che nelle storie ho attribuito a miti senza fondamento nella realtà.
Solo ora mi rendo conto di quanto io sia stata ingenua e di quanto avevano ragione al tempio degli auguri.
Dopotutto ho sempre considerato tutte queste cose solo trucchi da giovinetti sbeffeggiando chi mi attribuiva una grande dote nelle arti di Apollo.
Sciocca e presupponente a credere che la realtà e il mito non fossero trame intrecciate della stessa sostanza.
Oggi mi rendo conto di quanto la scienza e le arti mistiche possano beneficiare dello stesso metodo.
Ecco lo scopo della mia prossima ricerca: gettare le basi filosofiche e pratiche della scienza applicata al mistero delle arti magiche.
Per quanto complesso, anche queste devono avere un meccanismo che le fa funzionare.
Il metodo scientifico sarà la mia forza e la saggezza di Minerva mi proteggerà da false credenze e scaramazie da popolino ignorante.
Nelle ultime giornate ho incontrato un'avvenente giovane egizia, sono certa che le nostre esperienze mi saranno utili per tracciare le linee guida della mia ricerca di cui presto scriverò il mio primo capitolo.
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